Serhij Marchenko
Direttore del Film
“Pittura Ucraina dei secoli X-XVIII; Controversie sul Colore”, è un nuovo libro di Volodymyr Antonovych Ovsiychuk, professore di L'viv. Il libro ha 480 pagine, oltre 300 illustrazioni a colori e una bellissima stampa. In una parola, è un evento importante nella vita artistica degli anni recenti.
Sono stato fortunato perché ho fatto la maggior parte degli slides a colori per questo libro assieme all'autore. Abbiamo fatto le fotografie in villaggi, piccole città, chiese e musei a L'viv, Kyiv, Ostroh, Luts'k, Rivne, Zhovkva, Velyki Sorochyntsi, a Berdijev Slovacco ed a Krasnyj Brid - Il professore ha scoperto e documentato molto bene i posti, in cui, miracolosamente, i capolavori sono sopravvissuti.
Agli inizi non conoscevo lo “scenario” del libro come una monografia e ne ho aspettato con impazienza la presentazione. Finalmente, una sera di luglio, quando sono andato a trovare il professore, mentre sfogliavo per la prima volta il manoscritto, mi sono reso conto che sarebbe stato bello fare un meraviglioso film costruito sul libro stesso. Ho chiesto al sig. Ovsiychuk di raccontarmi dei capolavori ucraini (quelli accennati in questo libro) che non sono ucraini.
Nulla riproduce il tempo così distintamente, come la pittura. Il colore è un fine diapason di tempo. Questo lo si vede anche nelle pitture della Rus' di Kyiv ove ogni secolo ha un suo proprio colore. Le icone di ogni periodo sono i testimoni più grandi di questa realtà. Tuttavia, l'Ucraina non ha questi capolavori. È come se non fosse esistita.
Kyiv è stata spesso derubata anche prima del periodo dei mongoli, ma l'attacco del 1169 non è paragonabile a nessun altra cosa accaduta prima. Andrij Boholjubs'kyj, nipote di Volodymyr Monomah, si è mosso contro l'antica capitale per saccheggiarla. In tre giorni le chiese sono rimaste senza icone e senza i preziosi vasi sacri. Egli ha portato tutto il bottino nel suo paese d'origine, nel nord.
La Benedetta Madre Vyzhgorods'ka è stata derubata in quel tempo o poco prima ed è diventata Volodymyrs'ka. La famosa Annunciazione è diventata Nostra Signora di Ustiug, Nostra Signora Oranta è diventata “di Jaroslavl'”, Capelli d'Oro del Nostro Salvatore e San Giorgio il Conquistatore (dalla vita in su) sono diventati “capolavori della Cattedrale della Dormizione nel Cremlino. Molte icone sono state portate a Novhorod, Suzdal', Tvjer' e in altre città. Esportate dalla terra d'Ucraina di quel tempo, queste opere sono servite da fondamento per il mito di alta cultura di quei secoli mentre in effetti erano solo all'alba del loro sviluppo.
L'intero staff di ricercatori russi voleva attribuire queste icone alle città moscovite come se fossero state create lì, ma, in quel determinato periodo, nemmeno a Novhorod questa cultura e spiritualità era già nata. Di conseguenza, non sorprende che nelle opere dei grandi esperti russi siano comparse conclusioni senza senso. Per esempio, il famoso ricercatore Lazariev sottolinea la mancanza di spiritualità e la natura mercenaria delle città moscovite poi, improvvisamente, se il discorso cade sulle opere straniere e considerevolmente più vecchie che sono comparse là, parla di un'altissima cultura. Queste posizioni di Lazarjev, nonostante il loro nazionalismo, non sono state sostenute dalle sue colleghe russe quali Antonova e Mnjeva.
Il catalogo della vecchia pittura russa nella galleria di Tretyakovs'ka include l' espressione “icona di Kyiv” molte volte e ne ha ben ragione, perché sottolinea il fatto che Kyiv, nell' XI -XII secolo era una città molto istruita ed elevata culturalmente. Dopo Costantinopoli era la più grande e più sviluppata città d'Europa.
L' eccessiva russificazione delle opere d'arte è continuata nei periodi successivi. Il metropolita di Kyiv, Petro Ratens'kyj, (è stato metropolita a Mosca all'inizio del XIV secolo) ha portato con sé delle icone dalle terre ucraine, soprattutto dalla Halychyna. C'è gente che oserebbe includerle nella scuola di Mosca.
Difendendo i propri interessi, i ricercatori russi sembrano ignorare lo sviluppo storico ordinario dell'arte. Per queste icone non sono state fatte ricerche esaustive. Esse non sono né comprese né accettate per quello che realmente sono. I particolari sono stati esaminati, ma non lo stile né le fonti spirituali, come invece sarebbe stato possibile fare nella terra d'origine da cui provengono.
Di conseguenza, Lazariev ha portate delle conclusioni non scientifiche, in particolare quando esamina icone del tempo di Kyiv, pur essendo un esperto d'alto livello e uno dei migliori conoscitori dell'arte bizantina. Quasi tutte le icone sono state datate circa un secolo o un secolo e mezzo più tardi, per dimostrare che sarebbero di Jaroslavl' o di Novhorod.
Nel libro sono riuscito a fare un'analisi comparativa delle icone ucraine con quelle bizantine, le icone russe più tardive, miniature dai libri ed anche con il livello irrifiutabile degli affreschi e dei mosaici della Cattedrale di Santa Sofia a Kyiv. La Russia non ha mai avuto simile materiale e nemmeno noi, se i Sovietici avessero fatto la stessa cosa con la Sofia di Kyiv come hanno fatto con il monastero Mykhajlivs'kyj Zolotoverkhyj e la chiesa della Dormizione in Lavra. Avevano intenzione di distruggere la cattedrale ma, grazie a Dio, questo non è accaduto. Stiamo scoprendo non soltanto i segreti di una ricerca viziosa ma soprattutto è la Santa Sofia che li scopre più profondamente, perchè nessuno scherza con Santa Saggezza.
Risulta che la spiritualità può scomparire se si rimuovono i suoi frutti per lungo tempo. L'impoverimento interiore della gente, nei tempi sovietici, è a conferma di tutto questo. Tuttavia, è possibile recuperare questi capolavori senza rubarli. Dobbiamo soltanto conoscere la loro vera origine. Lasciamo che siano i colori delle icone, scritti secondo i gusti ucraini, a versare la luce della nostra spiritualità su quelle terre in cui sono comparse (dove sono state indebitamente portate).