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La Liturgia di S. Giovanni Crisostomo

Esaminando la Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, possiamo notare che la sua struttura è uguale a quella di rito romano. Pur essendoci molte somiglianze, ci sono anche delle differenze, una di queste è la cerimonia riservata alla preparazione, conosciuta come "La Proskomedia".

L'ordine della liturgia è la seguente:

  1. Proskomedia o Ufficio di Preparazione
  2. Liturgia della Parola
  3. Liturgia dell'Eucaristia

PROSKOMEDIA (L'UFFICIO DELLA PREPARAZIONE)

Proskomedia parola greca che significa offerta. La prima parte della liturgia prende il suo nome da un'usanza al tempo dei primi cristiani quando la gente offriva pane e vino e tuttociò che era necessario per la liturgia. Di conseguenza, ogni piccola pagnotta di pane usato nella liturgia è chiamata "prosfora", un'altra parola che significa offerta. Questo pane, o la prosfora, deve essere puro, fatto con lievito e con farina di frumento. Il vino usato deve essere rosso, in modo da ricordare ai comunicanti, il sangue di Cristo sparso sulla croce per la salvezza del mondo. L'acqua è aggiunta a questo vino per ricordarci l'acqua che è fluita dal fianco perforato di Cristo.


LA LITURGIA DELLA PAROLA

La Proskomedia è seguita dalla liturgia della Parola, che comprende le intercessioni, le letture dei salmi, le epistole e i vangeli. Da qui inizia la parte pubblica della Divina Liturgia. Nel riflettere sulle parole della liturgia, siamo colpiti dalle espressioni sempre così ricche di significato sia celebratorio che sacrificale.

All'inizio di questa parte della liturgia, il diacono, dopo aver incensato l'altare, l'iconostasi e i fedeli, si rivolge verso i fedeli per condurli nella grande litania (ektenia). In questa litania la prima supplica è per la pace, senza la quale la preghiera non è possibile. Poi, seguono le varie suppliche al Signore ed il coro canta: "Signore pietà".

Dopo la grande litania, vengono cantate le antifone prese dai salmi. Dopo queste antifone e l'inno "O Unigenito Figlio e Verbo di Dio", si prega una piccola litania. In seguito, in preparazione alla lettura del vangelo, il sacerdote ed il diacono, condotti dai ministranti con candele, escono nella navata della chiesa con il libro dei vangeli. Questa processione, chiamata anche Entrata con il Vangelo, evidenzia l'importanza della Parola di Dio. È contrassegnata dall'esclamazione: "Sapienza! In piedi!"

Poi si cantano il tropario ed il kontakio, che sono corti inni commemorativi per la domenica in particolare o per le festività, mentre il sacerdote prega il Padre celeste perchè riceva da noi il seguente inno di Trisagion:

"Santo Dio! Santo e Forte! Santo ed Immortale! Abbi pietà di noi (tre volte). Gloria al Padre ed al Figlio ed allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen. Santo ed Immortale! Abbi pietà di noi. Santo Dio! Santo e Forte! Santo ed Immortale! Abbi pietà di noi".

Questo inno di adorazione della Santissima Trinità è uno dei più vecchi canti liturgici bizantini. Le radici di questo inno arrivano fino all'estasi di Isaia e alla visione di S. Giovanni Evangelista (Is 6,3; Gv 4,8).

Dopo il Trisagion viene l'Epistola, preceduta dal prokimenon, breve versetto di un salmo che varia secondo il giorno. Viene poi letto il vangelo. Al termine del vangelo, di solito c'è l'omelia che spiega il significato dell'epistola e del vangelo. Spesso l'omelia viene fatta alla conclusione della liturgia. Il vangelo è seguito dalla litania di Supplica Fervente. Questa litania ci permette di pregare per alcuni bisogni particolari della chiesa, sia universale che locale e di aggiungere intenzioni speciali. Essendo sacerdozio regale (I Pt 2,9) e corpo vivente di Cristo, stiamo davanti al trono del Padre, intercedendo costantemente per i bisogni del mondo (Ebr 7).


La liturgia dell'eucaristia

"Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini e alla Trinità vivificante cantiamo l'inno trisagion, deponiamo ogni mondana preoccupazione... Affinché possiamo accogliere il Re di tutti, scortato invisibilmente dalle schiere angeliche. Alleluia! Alleluia! Allelula!"

Questo inno del sesto secolo contrassegna l'inizio della liturgia eucaristica.

Nella tradizione bizantina la liturgia eucaristica è composta da sei parti:

  1. trasferimento dei doni dall'altare laterale all'altare centrale
  2. preparazione dei fedeli per l'offerta dei doni
  3. l'offerta dei doni
  4. preparazione dei fedeli per la comunione
  5. comunione
  6. ringraziamento dopo la comunione e congedo.

All'interno di questo profilo ci sono numerosi elementi simili alla liturgia eucaristica nel rito romano, quale il bacio di pace, il Credo, le parole dell'Istituzione e l'epiclesi, così come l'elevazione.

Il trasferimento solenne dei doni all'altare centrale è caratteristico del rito bizantino. Si chiama "la grande entrata" ed è fatta incensando, in processione, portando le candele e cantando la commemorazione della gerarchia della chiesa.

Non c'è modo migliore, per prepararsi all'eucaristia, che purificare il proprio cuore da tutto il male che c'è dentro di noi. La saggezza di questo gesto è riflessa nella liturgia, poiché non ci può essere unità nella fede se prima non c'è unità nell'amore. A questo punto il clero si scambia un bacio di pace ed in alcune parrocchie anche i fedeli si scambiano un segno di pace. Dopo lo scambio c' è il Credo, chiamato anche "simbolo di fede". È stato composto ai Concili Ecumenici di Nicea e di Costantinopoli nel 325 e nel 381.

Segue la preghiera eucaristica, conosciuta come anafora. Questa anafora è recitata silenziosamente dal sacerdote. Tuttavia, in alcune parrocchie viene proclamata ad alta voce. L'anafora è specificata per la sua bellezza e concisione, in linguaggio apofatico o katafatico (dice che noi possiamo conoscere Dio e nello stesso tempo, mostra i limiti di questa conoscenza). Ringrazia Dio per la creazione, Lo elogia per la salvezza e prega per la redenzione.

La lettura dell'anafora è interrotta dal canto dell'inno degli angeli. I bizantini ritengono che la nostra liturgia in terra debba essere un riflesso della liturgia del cielo. Questa verità trova espressione ideale nel "Santo, Santo, Santo". Il sacerdote prosegue e pronuncia le parole di Cristo sopra i doni, "Prendete, mangiate, questo è il mio Corpo" e "Bevetene tutti, questo è il mio Sangue" a cui si risponde Amen. La risposta "Amen" è una proclamazione della nostra fede alla realtà del sacrificio di Gesù nell'Ultima cena e alla presenza vera di Cristo in questi preziosi doni che si presentano a noi sotto le speci del pane e del vino.

A seguito delle parole dell'Istituzione, l'insegnamento del sacrificio dell'eucaristia viene proposto nella liturgia con le parole, "I doni che da te abbiamo ricevuto, li offriamo a te in tutto e per tutto".

C'è poi l'epiclesi che è l'invocazione dello Spirito Santo, con la quale noi chiediamo al Padre di inviare il suo Spirito affinché il corpo e l'anima di Cristo possano portare "… la remissione dei peccati, la comunione nello Spirito Santo e la pienezza del regno dei cieli".

A questo punto si canta un inno in memoria della Madre di Dio: "E' giusto e vero proclamare beata te, Madre di Dio, la sempre beatissima, tutta pura e Madre del Dio nostro. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo incorrotto partoristi il Verbo di Dio, o vera Madre di Dio". A questa segue un'altra litania che porta alla Preghiera del Signore. La disposizione del Padre Nostro in questo posto nella liturgia è perfetta a causa delle parole, "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Inoltre, la frase "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" ricorda ai fedeli il Pane della Vita, cioè, il Suo Corpo e Sangue, donato il giovedì santo.

Poi, sentiamo le parole, "Stiamo attenti! I doni santi ai Santi!" e la risposta è "Unico il Santo, unico il Signore, per la gloria di Dio Padre. Amen". Questa formula antica è l'invito originale alla comunione. "... non implica, tuttavia, che soltanto la gente ‘perfetta' possa avvicinarsi al calice".

Durante il corso della storia della chiesa, nella liturgia sono state inserite numerose preghiere in modo da richiamare con chiarezza, alla mente di ogni persona che si accosta alla comunione di avere una disposizione adeguata. La maggior parte di queste preghiere sono state scritte dai grandi Padri della chiesa, primo fra i quali, S. Giovanni Crisostomo.

Prima di ricevere la santa eucaristia i fedeli recitano una preghiera in cui confessano la loro fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore dei peccatori, e la loro fede nel Mistero della Comunione da cui, nella forma visibile di pane e di vino, ricevono il Corpo e il Sangue vero di Cristo come un pegno di vita eterna ed il Mistero della Comunione con Lui.

Avendo partecipato ai misteri divini, esclamiamo, "Abbiamo visto la vera luce! Abbiamo ricevuto lo Spirito Celeste! Abbiamo trovato la vera fede! Adoriamo la Trinità indivisibile, poiché essa ci salvò." Abbiamo visto la vera luce, poiché con il battesimo siamo i figli della Luce. Con la Cresima riceviamo lo Spirito Santo. Infine, adoriamo la santa Trinità perché ci ha salvati.


DIVINA LITURGIA di San Giovanni Crisostomo (in italiano)

Dopo aver ricevuto l'eucaristia non ci potrebbe essere risposta migliore di quella che i fedeli esclamano: "Che la nostra bocca sia ripiena della tua lode, Signore; per proclamare la tua gloria..."

Fonti per questo articolo:
www.fatheralexander.org, www.byzantines.net e Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo